martedì 26 luglio 2016

Prima ecografia, quello che prova un papà

Dopo avere appreso del concepimento, con Alessandra ci siamo messi a discutere su chi avrebbe seguito questo percorso di crescita e in quale struttura partorire. Insomma chiacchierate piacevoli ma anche piene di insidie. Vedi, ad esempio, l'indefinito dibattito "clinica vs ospedale", "parto cesareo vs parto naturale". Ma di questi argomenti parlerò in seguito. Intanto rimaniamo al tema del post. La prima ecografia

Il momento è stato davvero straordinario. Un po' meno il tenore della prima visita in cui questa ecografia era inserita. Sì, perché il primo incontro con il ginecologo è stato decisamente traumatico. Tra costi esorbitanti e libera/obbligatoria mancia alla segretaria, ho davvero temuto un tracollo finanziario nel giro di qualche mese. Per fortuna dopo il primo incontro abbiamo deciso di optare per un'altra struttura e un altro ginecologo.

Badate bene, papà: il ginecologo è una scelta importante. Per il bambino, per la mamma ma anche per noi papà. Sì, perché in fondo il ginecologo diventa una sorta di psicologo in grado di fare rientrare gli stati d'ansia di vostra moglie, di normalizzare situazioni che normali lo sono già e rendere così la gravidanza un percorso piacevole. Se malauguratamente il ginecologo non è in grado di empatizzare con vostra moglie: meglio riflettere sull'opportunità di cambiare. Dovrete subire il doppio delle isterie, della rabbia e delle insoddisfazioni. 


Ci sono state volte in cui la visita dal ginecologo si è ridotta ad un meraviglioso racconto dei giorni trascorsi, dei pranzi e delle cene, delle escursioni. Poi una veloce ecografia e una pacca sulla spalla. Che per me papà suonava sempre come un "Grazie, passi a pagare alla segretaria. Alla prossima!"... e un ghigno finale. Per fortuna il nostro ginecologo a me ha fatto sempre profonda simpatia.

Torniamo quindi alla prima ecografia. Nella stanza entriamo io e Alessandra. Lei si distende sul lettino. Io sono al suo fianco. Seguo con attenzione ogni istante. La mano della dottoressa passa sul pancino di Alessandra e... "Ecco qui il suo bambino". Sono le 16.31 del 28 aprile. Guardo l'orologio. Controllo il display del telefonino. Quel momento entrava nella storia. Nella nostra storia. Ho avvertito una strana scossa al cuore. Un sussulto di gioia che se cerchi di spiegarlo risulti forse troppo banale. Ma che sensazione straordinaria... Un piccolo puntino lampeggiante era il suo cuoricino. Una vita stava crescendo e io ne facevo in qualche modo parte. 

Il mondo quel pomeriggio è cambiato. Così come il mio punto di vista. Una rivoluzione copernicana. Ancora non si sapeva ovviamente il sesso. Ma adesso posso dirlo: ho sempre pensato che fosse una femminuccia. Non so, perché. In ogni caso ero felice. Sono felice

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