martedì 2 agosto 2016

I piccoli rituali che fanno bene: fare colazione

Nel periodo in cui abbiamo atteso la nostra piccola Rosa Maria,  sono cambiate tante abitudini. E soprattutto, mi sono dovuto adeguare ai nuovi tempi e all'orologio biologico di Alessandra. Per chi mi conosce sa che sono un tipo molto indipendente e che amo fare colazione all'alba (nel senso letterale del termine). Eppure qualcosa si è cambiato. Noi abbiamo sperimentato comunque la possibilità di venirci incontro l'un l'altro cercando di costruire un ponte, un accordo... o compromesso, fate voi. Alessandra non ha, ad esempio, coltivato nel corso degli anni il rito della colazione. Per me colazione vuol dire uscire da casa al mattino, qualche minuto prima della frenesia cittadina, entrare in un bar e gustarmi un cornetto (al cioccolato) e un cappuccino. Non ho vizi particolari e questa è l'unica abitudine che dagli anni dell'università coltivo quasi ininterrottamente. Col tempo anche Alessandra mi ha seguito in questa abitudine. Lei preferisce dolci per colazione, biscotti o porzioni di torta. Il tutto accompagnato da succhi di frutta improbabili, almeno per molti bar panormiti. Avete presente dover chiedere un succo di mirtilli al signor Pino? 
Ad ogni modo, abbiamo trasformato il momento della colazione in una sorta di briefing.
Dopo aver consumato cibo e bevande ci mettevamo accanto e cominciavamo a parlare. Tanti gli argomenti che di volta in volta affrontavamo. Quello che non poteva mancare: cosa mangiamo oggi a pranzo e hai desideri particolari per la cena?. Ecco su questo punto non sono mai riuscito a rispondere serenamente. Dopo aver preso il cappuccino e avere ancora il sapore di cornetto in bocca, come posso concentrarmi sul cibo salato? Questo, a dire il vero, è un dilemma che mi assilla ancora. Ma discutevamo anche di altro. Ad esempio: cosa dobbiamo prendere per la stanza del piccolo  e quando è la prossima visita dal ginecologo. 
Tra i più quotati c'è quello: "Sarà maschio o femmina?" I primi mesi era assai difficile fare pronostici. Anche perché ognuno di noi coltivava in cuor suo qualcosa. Questo argomento serviva soltanto a proiettare alcune cose. Per me, ad esempio, immaginare un figlio (anche se sono stato sempre convinto che fosse femminuccia) significava pensare ai giocattoli da comprare, al trenino elettrico, ai soldatini... Insomma tutte quelle cose che ti riportavano nel passato con felicità :-) Un po' meno carino era l'argomento femminuccia quando questo significava discutere di uscite con le amiche o con il fidanzatino. Ecco lì per me si stava correndo già un po' troppo...

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