lunedì 29 agosto 2016

La sorprendente empatia con il papà

Rosa Maria è nata a dicembre. E quell'anno il periodo natalizio è stato molto freddo. Nonostante ciò, a dieci giorni dalla nascita, complice una giornata di sole, abbiamo portato a spasso la piccola. Ben coperta, sia chiaro. Ma mai troppo. Con Alessandra ci siamo sempre proposti di crescere la bambina evitando ansie ed eccessive apprensioni. E circondarla, nei limiti del possibile, di sorrisi e serenità. Non è roba esclusiva del Mulino bianco. Basta, ogni tanto, prendersi poco sul serio. E ogni discussione futile dopo qualche minuto svanisce. Soprattutto abbiamo cercato di fare tutto insieme. Ci siamo ritrovati con la bimba nelle situazioni più disparate. Perché ogni cosa in questa vita può essere spiegata e affrontata senza particolari angosce o timori
Una cosa che mi ha sempre lasciato piacevolmente sorpreso è la splendida empatia che si è venuta a creare tra noi tre. Dimensione strana e surreale. Che cresce giorno dopo giorno. In pratica ho sperimentato una sorta di telepatia. Il freddo, il caldo, il fastidio, la rabbia, il mal di pancino, la cacca, il pannolino sporco... ecco è come se tutto venisse comunicato attraverso un linguaggio diverso. Come se una sorta di sesto senso ci rendesse capaci, all'improvviso, di mettere in comune sensazioni e volontà. Con Rosa Maria ho parlato sin dai primi giorni di vita, ho cercato di interagire con il suo sguardo, giocando con le sue mani, seguendo i suoi movimenti. I dotti, i medici e i sapienti mi diranno che il piccolo comprende ben poco di tutto questo. Ma vi assicuro che la sensazione di parlarsi comunque è straordinaria. Oggi con Rosa Maria, che parlotta e pronuncia bene le prime paroline, basta uno sguardo o un movimento per comprendere tanto.

E questo ci aiuta anche nel rapporto con la moglie/mamma. Si crea una sorta di alleanza che divide i carichi e rende meno faticoso l'impegno.

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