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giovedì 30 agosto 2018

Pedana rialzabimbo per il passeggino e il cestone

16:32 1 Comments

Non abbiamo tardato nel far fare un giretto alla nostra piccola new entry a pochi giorni dalla sua nascita. Così è stato fatto anche per Rosa Maria. In periodi diametralmente opposti. Se l'una ha dovuto affrontare la neve di quel freddissimo dicembre del 2014, Matilde Maria si ritrova a fare i conti con il caldo di agosto. Anche se la coda di questo folle mese non è particolarmente afosa. Merito dei temporali che si sono avuti a ridosso della settimana di Ferragosto.
La prima questione che si è posta è: come camminare per strada con due bimbi, di cui una non troppo grande? Mi spiego meglio. Rosa Maria, tre anni e otto mesi, sta vivendo l'inserimento della sorellina in famiglia come novità e stenta ad abbandonare la mano della mamma (e, in molti casi, anche il passeggino). Avendo un cestone Inglesina senza manico unico la cosa diventa assai difficile. Entrambe le mani della mamma sono impegnate nella conduzione del passeggino. Non è difficile, quindi, immaginare il risultato di questa somma di fattori. Specialmente durante i momenti impegnativi di attraversamento stradale.
Di sera, riflettendo su una possibile soluzione da adottare, ho avuto la folgorazione pensando ad una prolunga del cestone. Uno spazio in cui potesse stare Rosa Maria protetta. Ho detto tra me e me: se prendiamo una tavola di compensato robusta, le mettiamo sotto delle rotelle e agganciamo il tutto al passeggino per fare una piattaforma di appoggio
C'è, tuttavia, un piccolo particolare: questo aggeggio esiste già. E ci sono diversi modelli in commercio. Per evitare attività di bricolage dagli esiti incerti, andiamo con Alessandra a cercare consigli e pareri direttamente in negozio. Et voilà.
Facciamo la scoperta di Lascal Buggy Board.
E' una pedanina rialzabimbo che si aggancia al passeggino e permette di fare da base all'altra sorellina o fratellino. Il modello da noi acquistato (non tutti lo sono) è dotato di sedile rimovibile e pieghievole. E' un sistema brevettato Lascal easy-fit + buggyboard. Viene assicurata l’adattabilità al 99% dei passeggini e delle carrozzine. Quando non serve, la pedana si sgancia facilmente dal passeggino premendo un semplice pulsante. Ecco alcune caratteristiche tecniche:

Peso articolo 3,5 Kg
Dimensioni prodotto 43,2 x 50,2 x 45,7 cm
Peso massimo sostenuto 24.9 Kg

Rosa Maria ha gradito molto l'inserimento di questa pedana. Ha l'impressione di condurre il cestone e soprattutto si sente responsabilizzata nel controllo della sorellina. Una soluzione molto buona per avere sottocchio entrambi i figlioletti e soprattutto farli sentire amati e vicini.

Adatto dai due ai cinque anni

Istruzioni in lingua inglese, francese, tedesca... manca l'italiano

La pedana con i principali monumenti italiani

Il piccolo sedile utilizzabile in entrambe i sensi


martedì 28 agosto 2018

Ospedale Civico di Palermo, recensione sul reparto di ostetricia e ginecologia

17:55 6 Comments



Che un uomo faccia una recensione su un reparto di ginecologia è assai curioso. Eppure avendo vissuto a pieno il secondo parto di mia moglie, mi è sembrato doveroso lasciare traccia delle mie impressioni. Sono rimasto piacevolmente colpito da alcuni particolari, il lato bello della Sanità che funziona. Molte volte si dice che la struttura pubblica non sia nelle condizioni di venire incontro ai bisogni e alle esigenze dei pazienti. Il reparto di Ginecologia e ostetricia dell'ospedale Civico Di Cristina Benfratelli è un polo di eccellenza - pubblico - che mette insieme aspetti non sempre sintetizzati nel complesso mondo sanitario isolano. Andiamo ai punti di forza:

  • PERSONALE MEDICO. Il reparto è diretto dal professore Luigi Alio. Noi non abbiamo mai incontrato il primario durante la nostra permanenza in ospedale. Tuttavia Alessandra si è confrontata con medici, ginecologi e pediatri, tutti preparatissimi e umanamente attenti, anche alla psicologia di ogni paziente. C'è tanta scrupolosità. E si percepisce pure dal fatto che non ci siano lamentale in sala d'attesa da parte dei parenti. Le visite dei medici avvengono con puntualità e le medicazioni vengono effettuate con molta attenzione.
  • PERSONALE PARAMEDICO. Sono il lato ancora più umano della struttura. Sarà stato il periodo giusto, ma quasi tutti sono stati mediamente di buon umore. Nonostante un carico di lavoro visibilmente notevole. Dispensano consigli utilissimi e sono pronti ad intervenire in ogni momento. Mi è capitato di avere bisogno del loro aiuto in piena notte e, contrariamente a quanto accade in altre strutture, qui sono sempre svegli e in continuo movimento.
  • AMBIENTI. Buona parte del reparto è stato ristrutturato di recente. Le stanze sono dotate di diversi comfort. Dai letti di ultima generazione alle serrande elettriche che consentono anche ai pazienti di potere gestire autonomamente anche la luminosità.
  • PULIZIA. Tutti i locali, stanze e corridoi, vengono puntualmente puliti. In alcuni casi anche due volte al giorno. I cestini nelle camere svuotati prima che si possano riempire. Non ci sono segnali di passaggio umano sui muri. Un tempo preda di papà graffitari, oggi i nomi vengono sistemati all'interno di alberi di carta appesi alle pareti per celebrare i nuovi nati.
  • INTRAMOENIA. E' possibile scegliere al momento del ricovero una stanza singola. Il costo è di 110 euro a notte, iva inclusa. In pratica si ha la possibilità di avere in camera anche il marito per tutta la durata del ricovero. La presenza dell'uomo durante gli orari di non ricevimento non è, invece, consentita nelle stanze comuni. Il bagno è dotato di water, bidè, lavandino e doccia. Ogni stanza è climatizzata.
Il nostro ricovero, iniziato sabato all'alba, si è concluso lunedì alle tredici circa. E' una struttura in cui anche il parto cesareo prevede permanenze così brevi.

VOTO FINALE: 10

Letti con due telecomandi. Uno è posto al fianco del paziente.

Bagni ben curati

Dispenser con disinfettante presente in ogni stanza

La temibile poltrona reclinabile, tiene svegli: state tranquilli
La corsia del primo piano
Un appello andato a buon fine... 
L'ingresso del complesso operatorio



domenica 26 agosto 2018

E' nata Matilde Maria

22:34 0 Comments

Mancava davvero poco. Quante volte le ho detto questa frase, manca poco... e alla fine, a forza di ripeterlo, vero fu. Alla faccia di quello che mi aspettavo. E che si aspettavano anche i medici. Sì, perché il parto programmato prevedeva qualche giorno in più di attesa. La nostra secondogenita doveva nascere la prossima settimana. Ma puntuale come un orologio svizzero, anche lei ha rotto le acque di notte e quasi allo stesso tempo della sorellina: 38 settimane e sei giorni.
Et voilà: alle 6.46 viene alla luce Matilde Maria. Con un peso di 3 chili e 440 grammi e un'altezza di cinquanta centimetri.
Ma andiamo con ordine.
Venerdì sera, dopo aver lavorato in redazione fino alle 18.45, volo verso casa. Prima del solito arrivo a destinazione. Chiedo ad Alessandra se sta bene e se ci sono incombenze casalinghe. Avendo avuto esito negativo le mie domande, mi prendo qualche minuto per una corsetta serale. Da qualche tempo ho deciso di dedicare del tempo a me stesso attraverso l'attività fisica. Una passione, quella della corsa, che sta nascendo un po' per necessità (chili di troppo ed eccessiva sedentarietà), un po' per virtù. E' un'attività fisica che genera un piacere incredibile, anche ad un neofita come me.
Quella sera riesco a correre appena per un chilometro ma faccio in compenso una lunga passeggiata per le vie del quartiere. Rientro dopo circa un'ora. A casa l'atmosfera è tranquilla. Ceniamo e ci mettiamo in salotto a guardare un po' di tv. Nessun film o serie. Ci dirottiamo su Youtube per la visione di video musicali. In realtà rivediamo un po' di filmati familiari caricati sul nostro canale. Per concludere la serata regalo a mia moglie quello che lei (non) ama: gli inni politici. Concludiamo la serata intorno alle 23 con O cara moglie.
Qualche minuto (per me una manciata di secondi)  per addormentarci... Alle 3.03 Alessandra mi chiama: "Giovanni, Giovanni..."
Capisco immediatamente che c'è qualcosa che non va. Di solito mi chiama con un sussurrato: "Amore". Dissimulando il timore che aleggia sopra il mio stato di coscienza, emetto un suono che somiglia a un "dimmi". "Giovanni, ho rotto le acque". Lo ripete subito dopo: "Giovanni, ho rotto le acque". Pochi secondi, attimi che mi sono sembrati eterni, hanno saputo generare in me come risposta una domanda tanto breve quanto straordinaria: "Sei sicura Ale?".
Io stesso ero consapevole della domanda del cavolo che le avevo fatto. Ma non contento della performance proseguo con un: "Può essere un po' di pipì visto che la bimba spinge verso il basso?". A quel punto ho visto la versione di Kazzenger prendere forma nella stanza da letto. Alessandra non mi risponde inizialmente. Va in bagno. E la sento chiamare sua madre: "Mamma ho rotto le acque". Capisco che c'è poco da fare. Mi alzo, mi vesto. E comincio a pensare dove ho lasciato la macchina. Ringrazio di vero cuore il sistema OnStar di Opel che con un App ti trova immediatamente l'auto.
Saliamo in auto e vedo lo sguardo impaurito di Alessandra. "Amore sta tranquilla. Io sono tranquillo". Le dico parole false ma devo fingere. A questo punto, per dissimulare il terrore, aggiungo un altro passaggio: la musica. Per Rosa Maria avevamo preparato una compilation dell'attesa su cd: Beatles, Beach Boys, Eagles, Queen, Battiato, Battisti... Per Matilde ci siamo molto affidati a Spotify. Ma in quel momento non c'era il tempo di connettere il telefonino. E così via di radio. Mai l'avessi fatto: ad accompagnarci nel tragitto è stato il brano La cintura di Alvaro Soler. Non so se mia figlia me lo perdonerà mai. Ma così capitò. L'ultimo brano prima di uscire dalla pancia della mamma che ha sentito è stato:

Il suo vestito di seta
Scalda il mio cuore
Come in una telenovela
Alla televisione
Mi avvicino a te
Balliamo, giochiamo
Avvicinati


Come ho potuto: Matilde perdonami.
Ciò nonostante, arriviamo in ospedale. Entriamo al pronto soccorso del reparto di ginecologia con valigia al seguito. Confusi più che mai, Alessandra inizia a bussare a tutte le porte. Con un particolare non di poco conto: non aspettiamo l'apertura di nessuna porta o la risposta di alcuno. Mi sento dentro il film Amici miei. Saliamo così al secondo piano. Alessandra suona direttamente alla sala operatoria. Penso tra me e me che ormai è lanciatissima. Il prossimo passo è quello di mettere la bandiera sull'edificio e occupare l'intero reparto.
In realtà dalla sala operatorio sbuca fuori un medico che ci invita a rasserenarci e tornare giù per il normale iter. Io smarrito seguo Alessandra che continua a dirmi di avere rotte le acque. Io cado nel silenzio metodico. Una non meglio precisata infermiera/ostetrica/dottoressa... ci accoglie e ci chiede perché abbiamo bussato e siamo andati via. Io guardo per terra e mi concentro sull'impenetrabilità dei corpi. Alessandra riesce rispondere ad ogni domanda. Domanda intervallate da schiaffi che la non meglio precisata infermiera/ostetrica/dottoressa si continua a dare sulle braccia e le gambe sin dal nostro arrivo.
"Troppe zanzare", dice. Io per dimostrare un minimo di empatia sorrido. Ma forse l'avevo  infastidita. E così comincio a grattarmi anch'io delle inesistenti punture.
Dopo qualche istante di sorrisi e convenevoli ci dice: "Ah, ma qui forse posti non ce ne sono". Torno con lo sguardo fisso sul pavimento. Poi incrocio gli occhi di Ale e le dico: "Stai tranquilla, sarà il posto migliore per noi". La non meglio precisata infermiera/ostetrica/dottoressa ci dà solo due posti alternativi ed io cado in uno stato di frustrazione profondo.
Arriva il medico della sala operatoria e in poco tempo risolviamo tutto. Lui è molto tranquillo e ci trasmette serenità. Abbiamo ripetuto una ventina di volte che Alessandra aveva rotto le acque. Ma lui era imperturbabile.
Alessandra entra quindi per degli esami pre-parto. Io resto fuori dalla porta per venti, trenta, quaranta minuti, un'ora, due ore... Comincio a credere in una sua fuga. Ad un certo punto arriva una dottoressa e mi dice: entri a salutare sua moglie sta per entrare in sala parto. Col cuore piccolo la saluto. Alle 6.48 sento il pianto da dietro la porta. E' lei. La conferma arriva dieci minuti dopo. Una dottoressa sorridendo mi dice: è nata Matilde.
Alla fine tutto si è risolto nel migliore dei modi. Troviamo stanza, medici e personale paramedico straordinario. E soprattutto grazie ad una struttura ospedaliera come l'ospedale Civico di Palermo abbiamo la possibilità di stringere tra le mani la nostra piccola Matilde Maria. Perché Maria? Ve lo racconto nel prossimo post.

giovedì 23 agosto 2018

VIDEO. Rosa Maria, non saltare sul letto...

19:36 2 Comments


Piccola lezione di pedagogia applicata al materasso. Un video di pochi secondi per dimostrare come in fondo non ci si può sempre arrabbiare... specialmente se dentro di noi, avremmo voglia di saltellare insieme a lei sul letto. Da notare come la nostra furbetta si metta sull'attenti al mio richiamo. Mani dietro il busto e volto angelico. Il tutto dura poco meno di sette secondi. Ma è uno spasso vederla saltellare di gioia.  
Noi intanto continuiamo a ripetere... "manca poco".




martedì 14 agosto 2018

Manca poco... al congelamento

10:46 2 Comments


"Manca poco". Da qualche tempo questa frase è una sorta di mantra. A casa nostra lo pronunciamo mediamente 728.362 volte. Può cambiare il tono di voce, l'intonazione. A volte può essere anche sussurrato o detto con rassegnazione. O può essere anche affermato con voce alta e decisa. Ma il succo è sempre lo stesso: "Manca poco". Manca poco al parto, alla nascita. Lo sappiamo che lo diciamo già da tempo, ma ci dà in qualche modo forza.


Diciamo "manca poco" quando:
- Alessandra ha le contrazioni
- Alessandra non trova i vestiti che le piacciono
- Alessandra sente caldo
- Alessandra esce per fare la spesa ma rientra subito dopo
- Alessandra stende i panni dal lato interno perché asciugano prima
- Alessandra vuole le magliette bianche fuori dalla lavatrice
- Alessandra sente caldo
- Alessandra chiama sua madre
- Alessandra esce con Rosa Maria
- Alessandra dorme di pomeriggio
- Alessandra sbadiglia
- Alessandra accende il condizionatore
- Alessandra è pensierosa
- Alessandra ha sonno
- Alessandra è stanca
- Alessandra sente caldo
- Alessandra prepara da mangiare
- Alessandra ride senza motivo da sola
- Alessandra fa la spesa
- Alessandra rimprovera Rosa Maria
- Alessandra si guarda un film
- Alessandra beve acqua
- Alessandra si alza tardi
- Alessandra si alza presto
- Alessandra sente caldo
- Alessandra dorme poco
- Alessandra dorme male
- Alessandra dorme
- Alessandra sente caldo
[...]

Insomma, ci siamo capiti. "Manca poco" è il miglior modo per dire "coraggio, siamo quasi arrivati al traguardo". Che in realtà sarebbe più corretto un "Coraggio, sei arrivata". Ma si sa, nel matrimonio si dividono gioie e dolori. E anche questo rientra nel conto.

Da qualche tempo passo le notti ad osservare fuori dalla finestra. Immagino il leggero vento di scirocco, oppure la tiepida aria ferma. E socchiudo gli occhi immaginando di trovarmi avvolto da quel tepore. E mentre immagino mi addormento... probabilmente per ipotermia. Sì, perché da quando è entrata l'estate il telecomando del condizionatore è diventata una sorta di protesi artificiale per Alessandra. Che sente caldo. Io non so cosa possa capitare nel corpo di una donna incinta. Ma posso dire che so cosa significhi soffrire il gelo in estate.
La notte perdo la sensibilità dei piedi, è la parte del mio corpo maggiormente esposta al flusso d'aria del condizionatore. Mi rannicchio per quanto mi è possibile. Faccio del cuscino una sorta di scudo. Ma vista la mia stazza, a poco serve.
E così avviene ogni sera. Il "bip" del condizionatore che segnala l'accensione dell'apparecchio infernale vede in contemporanea scorrere un brivido "freddo" lungo la mia schiena. Anche perché, è bene dirlo, al condizionatore si accompagna l'effetto "Trieste". Non basta l'aria fredda. C'è anche quel venticello simile alla bora. C'è, infatti, un ruolo fondamentale svolto dal ventilatore. Viene rigorosomante e millimetricamente orientato in diagonale verso le gambe di Alessandra. Tutto questo ha delle conseguenze. Per legge fisica, l'orientamento comporta una prosecusione del flusso, con tutta la sua violenza, su tutto il mio corpo. Essendo esili le gambe di Alessandra non posso, quindi, contare neanche nell'effetto barriera. E così, a seconda di come mi posiziono, se tengo gli occhi chiusi, sento il vento arrivare sin dentro il mio cervello. Ho la netta impressione di trovarmi lungo uno dei costoni rocciosi dell'Everest. Alle volte tento di spegnere ogni apparecchio presente nella stanza. Lo faccio nel cuore della notte, quando neanche un bombardamento riuscirebbe a svegliare Alessandra. Ma è proprio lei che riescein questa circostanza a cogliere qualcosa che non va... Ho pensato nell'ultimo periodo che avrà di sicuro collegato qualche congegno, per cui all'abbassamento della tensione elettrica in camera da letto, le arriva una notifica nel cervello che la risveglia anche dal sonno più profondo.

E comunque manca poco, davvero. Entro questo mese dovrebbe arrivare la seconda villinina. E speriamo che ami il caldo :-)