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domenica 23 settembre 2018

Il saper chiedere scusa...

17:29 0 Comments
In molti hanno sognato quella casetta
Parliamo con sincerità. Al di là delle risate e delle situazioni naturalmente comiche, la vita ordinaria in una famiglia con due nanerottoline non è sempre tutta rose e fiori. La casetta del Mulino bianco è una dimensione che, ordinariamente, nelle famiglie si verifica solo in un caso su un miliardo. Appunto, solo nel caso della pubblicità. Poi tutte le famiglie fanno i conti, oltre che con la felicità pura, la gioia e l'amore che solo una famiglia può generare e trasmettere, anche con momenti di scoramento, nervosismo, incomprensioni. Follie e situazioni di difficile gestione. Episodi in cui ci si può ergere a risolutori, così come ad accusatori, a giudici o ad educatori incompresi. Può capitare che, ad esempio, il pianto prenda possesso della figlioletta più piccola per trecentosessantadue ore. Quel pianto parte con una strategica puntualità: alle 23.44. Orario in cui tutti i piani di recupero di sonno arretrato si vanno a fare friggere. Pensavi di avere pianificato tutto alla perfezione: cenetta ad un orario record: ore 19.55 (impensabile a queste latitudini). Sistemazione sul divano per ascolto musica alle 20.33. Corsa al letto per le 21.10. Il tempo di adagiarsi sul cuscino, lo scambio di qualche parolina e, quindi, l'arrivo di Morfeo (il vero trascurato della situazione).  Si socchiudono gli occhi. E... UEEEE, UEEEE, UEEEEE, UEEEE.
Ad alzarsi per prima è Alessandra. Prende la piccola tra le braccia e le fa fare una serie di passeggiate "Bungee jumping"
In pratica, ritmicamente piega in modo elastico le ginocchia per dare quell'effetto molleggiante che dovrebbe placare il pianto della nostra piccola. Guardandola un po' spaesato, ogni tanto mi ricorda il Celentano dei tempi d'oro. Lei imperterrita segue questa scuola che sinceramente non comprendo. L'unica differenza con la mia (una passeggiata con la variante ondulatoria) è che non cambia la modulazione della voce della bambina. Con Alessandra il UEEEE di Matilde diventa UEEEeeeeEEEE.  Detto ciò, comincia la fase critica. Quella delle domande da un milione di dollari. 

Colichette?
Fame?
Colichette?
Forse il caldo?
Colichette?
Forse il latte?
Colichette?
Colichette per il latte?
Colichette per la fame?
Aria nello stomaco?
Colichette per Salvini?
Colichette per i Cinquestelle?
Colichette per il Pd?

Le domande si alternano senza risposta. Una cosa è certa: la piccola ha bisogno di conforto. Il suo pianto è ininterrotto. La cadenza è costante. We Shall Overcome non basta. Ci vuole un intero concerto di Woodstock. I minuti avanzano e sul corridoio è tracciato il solco del passaggio di mamma e papà che alternandosi tra le braccia la piccola cercano di raggiungere il Nirvana. Quando la stanchezza e lo scoramento prende poi il sopravvento può capitare di dire qualche sciocchezza. E il 99 per cento delle volte c'è da dire che capita a noi uomini. Non sempre è facile capire chi ha ragione e chi no. Ma tra madre e padre, sicuramente nei primi mesi, chi può vantare qualche parolina in più è la mamma. 
E così noi uomini/apprendisti papà dobbiamo imparare a chiedere scusa. Perché a quell'essere che sentiamo chiamare mamma 4.890 volte al giorno va il nostro massimo rispetto. Capita che alle volte ci si dimentichi del loro essere anche mogli e donne. E così sbagliamo con i giudizi, con qualche parolina che discredita scelte e opinioni... insomma, sbagliamo, e di grosso.
L'orgoglio, spesso, prende il sopravvento. E nel caos tendiamo a lasciar scivolare tutto nel dimenticatoio. Ma non funziona così. Così come per le cose positive, dobbiamo aver cura dei rapporti e dei ricordi su cui ogni essere umano costruisce emozioni. Dobbiamo avere la forza, noi maschietti, di chiedere scusa e di chiarire subito i nostri errori. Poco importa se ci sentiremo mortificati, e riteniamo di esserlo più del dovuto, ma dobbiamo pensare sempre che quella donna che ha messo alla luce le nostre creaturine è dotata di una forza che noi manco ce la immaginiamo. 

A questo proposito vi suggerisco come lettura un passaggio di un discorso di Papa Francesco rivolto ai fidanzati il 14 febbraio del 2014 in piazza San Pietro:

Alcune settimane fa in questa piazza ho detto che per portare avanti una famiglia è necessario usare tre parole, voglio ripeterlo: permesso, grazie, e scusa. Tre parole chiave: chiediamo “permesso” per non essere invadenti; diciamo “grazie” per l’amore, quante volte al giorno dici grazie a tua moglie e tu a tuo marito, quanti giorni passano senza dire grazie; e l’ultima, “scusa”: tutti sbagliamo e a volte qualcuno si offende nella famiglia e nel matrimonio, e alcune volte volano i piatti, si dicono parole forti, ma il mio consiglio è non finire la giornata senza fare la pace, la pace si rifà ogni giorno in famiglia, e chiedendo scusa si ricomincia di nuovo. Permesso, grazie, scusa» Vivere insieme è un’arte, un cammino paziente, bello e affascinante. Non finisce quando vi siete conquistati l’un l’altro… Anzi, è proprio allora che inizia! Questo cammino di ogni giorno ha delle regole che si possono riassumere in queste tre parole che tu hai detto, parole che ho ripetuto tante volte alle famiglie: permesso - ossia ‘posso’, tu hai detto – grazie, e scusa.

  • “Posso-Permesso?”. E’ la richiesta gentile di poter entrare nella vita di qualcun altro con rispetto e attenzione. Bisogna imparare a chiedere: posso fare questo? Ti piace che facciamo così? Che prendiamo questa iniziativa, che educhiamo così i figli? Vuoi che questa sera usciamo?... Insomma, chiedere permesso significa saper entrare con cortesia nella vita degli altri. Ma sentite bene questo: saper entrare con cortesia nella vita degli altri. E non è facile, non è facile. A volte invece si usano maniere un po’ pesanti, come certi scarponi da montagna! L’amore vero non si impone con durezza e aggressività. Nei Fioretti di san Francesco si trova questa espressione: «Sappi che la cortesia è una delle proprietà di Dio … e la cortesia è sorella della carità, la quale spegne l’odio e conserva l’amore» (Cap. 37). Sì, la cortesia conserva l’amore. E oggi nelle nostre famiglie, nel nostro mondo, spesso violento e arrogante, c’è bisogno di molta più cortesia. E questo può incominciare a casa.

  • “Grazie”. Sembra facile pronunciare questa parola, ma sappiamo che non è così… Però è importante! La insegniamo ai bambini, ma poi la dimentichiamo! La gratitudine è un sentimento importante! Un’anziana, una volta, mi diceva a Buenos Aires: "la gratitudine è un fiore che cresce in terra nobile". E’ necessaria la nobiltà dell’anima perché cresca questo fiore. Ricordate il Vangelo di Luca? Gesù guarisce dieci malati di lebbra e poi solo uno torna indietro a dire grazie a Gesù. E il Signore dice: e gli altri nove dove sono? Questo vale anche per noi: sappiamo ringraziare? Nella vostra relazione, e domani nella vita matrimoniale, è importante tenere viva la coscienza che l’altra persona è un dono di Dio, e ai doni di Dio si dice grazie! E in questo atteggiamento interiore dirsi grazie a vicenda, per ogni cosa. Non è una parola gentile da usare con gli estranei, per essere educati. Bisogna sapersi dire grazie, per andare avanti bene insieme nella vita matrimoniale. 

  • "Scusa”. Nella vita facciamo tanti errori, tanti sbagli. Li facciamo tutti. Ma forse qui c’è qualcuno che non mai ha fatto uno sbaglio? Alzi la mano se c’è qualcuno, lì: una persona che mai ha fatto uno sbaglio? Tutti ne facciamo! Tutti! Forse non c’è giorno in cui non facciamo qualche sbaglio. La Bibbia dice che il più giusto pecca sette volte al giorno. E così noi facciamo sbagli… Ecco allora la necessità di usare questa semplice parola: “scusa”. In genere ciascuno di noi è pronto ad accusare l’altro e a giustificare se stesso. Questo è incominciato dal nostro padre Adamo, quando Dio gli chiede: “Adamo, tu hai mangiato di quel frutto?”. “Io? No! E’ quella che me lo ha dato!”. Accusare l’altro per non dire “scusa”, “perdono”. E’ una storia vecchia! E’ un istinto che sta all’origine di tanti disastri. Impariamo a riconoscere i nostri errori e a chiedere scusa. “Scusa se oggi ho alzato la voce”; “scusa se sono passato senza salutare”; “scusa se ho fatto tardi”, “se questa settimana sono stato così silenzioso”, “se ho parlato troppo senza ascoltare mai”; “scusa mi sono dimenticato”; “scusa ero arrabbiato e me la sono presa con te”… Tanti “scusa” al giorno noi possiamo dire. Anche così cresce una famiglia cristiana. Sappiamo tutti che non esiste la famiglia perfetta, e neppure il marito perfetto, o la moglie perfetta. Non parliamo della suocera perfetta…. Esistiamo noi, peccatori. Gesù, che ci conosce bene, ci insegna un segreto: non finire mai una giornata senza chiedersi perdono, senza che la pace torni nella nostra casa, nella nostra famiglia. E’ abituale litigare tra gli sposi, ma sempre c’è qualcosa, avevamo litigato… Forse vi siete arrabbiati, forse è volato un piatto, ma per favore ricordate questo: mai finire la giornata senza fare la pace! Mai, mai, mai! Questo è un segreto, un segreto per conservare l’amore e per fare la pace. Non è necessario fare un bel discorso… Talvolta un gesto così e… è fatta la pace. Mai finire… perché se tu finisci la giornata senza fare la pace, quello che hai dentro, il giorno dopo è freddo e duro ed è più difficile fare la pace. Ricordate bene: mai finire la giornata senza fare la pace! Se impariamo a chiederci scusa e a perdonarci a vicenda, il matrimonio durerà, andrà avanti. Quando vengono nelle udienze o a Messa qui a Santa Marta gli anziani sposi, che fanno il 50.mo, io faccio la domanda: “Chi ha sopportato chi?” E’ bello questo! Tutti si guardano, mi guardano, e mi dicono: “Tutt’e due!”. E questo è bello! Questa è una bella testimonianza!

(Papa Francesco risponde ai fidanzati 14-02-2014)

martedì 18 settembre 2018

La piccola cronista, la cantante rock e il gattino

19:41 0 Comments
Il nostro percorso mattutino in fila "quasi" indiana
Le nostre piccole crescono a vista d'occhio. Dall'ultimo post sono successe un bel po' di cose. Nulla di particolarmente rilevante, ad essere sinceri. Ma è proprio quella routine che mi piace ricordare e che, alle volte, penso sia necessario appuntare. Sono giorni e momenti che rischiano di andare a finire nel dimenticatoio ma che in realtà sono i principali responsabili delle nostre emozioni. Emozioni, che è sempre bene ricordare, si nutrono proprio di ogni momento, anche di quelli banali. Visto l'avanzare incessante della mia età e la distanza siderale che mi separa dai livelli di memoria di Pico della Mirandola,  ho pensato che è opportuno camminare con un blocknotes tra le mani per appuntare tutto. Tra casa e lavoro c'è sempre molto da fare. La professione giornalistica mi spinge ad una entropia irreversibile. Ad uno stato di confusione, che in soggetti già ben predisposti come me al caos, è il massimo (santa donna la cara mogliettina, lo so).  Vista poi la condizione della mia Ram interiore (credo di disporre di circa 256 MB), penso che il supporto cartaceo sia il miglior modo per ricordarmi le cose più interessanti. Tra queste, ad esempio, ci sono i discorsi di Rosa Maria. Alle volte sono interminabili... nel senso che non trovano una fine. In ogni caso sono degni di un libro. Soprattutto le sue riflessioni... nascono in un modo così naturale che sono disarmanti. Impossibile alle volte confutare le sue teorie. Mi affascinano troppo. Nel cast della pazza famiglia Villino, c'è poi anche Matilde. Lei, a differenza della sorella maggiore, sta mettendo a frutto nei primi giorni tutto il meglio delle sue corde vocali. E soprattutto sta prosciugando Alessandra. Ormai abbiamo perso il conto del numero di poppate. Ma andiamo con ordine. 

Rosa Maria, come già scritto, è tornata a scuola. Felice di rivedere i compagni. In particolare un compagnetto di classe è ormai al centro dei suoi racconti. Con Alessandra ci alterniamo nell'andare a lasciare e prendere Rosa Maria. Nel tragitto da casa a scuola e da scuola a casa, una parte delle discussioni ruota attorno a questo compagnetto (ormai ci ho fatto l'abitudine, soffro in silenzio). Il resto sono vere e proprie cronache di quanto accade in classe. Ci riporta per filo e per segno fatti e misfatti di ogni suo compagno di scuola: le cadute, il cibo buttato per terra, la spinta, le urla... una cronista, insomma. E questo lo riscontriamo anche quando siamo fuori casa. Diversi gli episodi. Uno sabato scorso. Eravamo da una coppia di nostri carissimi amici (che presto coinvolgeremo nei cortometraggi di Papatumpete). Anche loro due figli. Si aggiunge all'allegra compagnia un'altra coppia, sempre con figli al seguito. Potete immaginare il gioco sfrenato... Nostra figlia ha fatto, per buona parte della serata, la spola tra la cameretta con i giochi e il tavolo in sala da pranzo. Il motivo? Riferire ai rispettivi genitori tutti i fatti e i misfatti che si stavano consumando nella camera dei giochi, aggiungendo al bisogno anche qualche invenzione che dà quel tocco adorabilmente naif al tutto.

Matilde, invece, sembra essere stata assoldata dall'Associazione mondiale di cardiologia. Vi spiego meglio. Immaginate di trovarvi nel cuore della notte seduti in mezzo al letto. Siete in dormiveglia perché vostra figlia ha appena pianto per la poppata, la numero 3.478 della giornata. Vostra moglie che la deve allattare al seno (una fortuna per i mariti che non devono andare in cucina a riscaldare il latte) la prende tra le braccia. Comincia l'allattamento. Ad un certo punto, proprio quando siete intenti a tornare supini, vostra figlia si affoga. Nella penombra il suo volto sembra assumere colori rosso, rosso pompeiano, arancio aragosta, viola, viola addobbo funebre, blu tenebra... E sul blu tenebra puntualmente sono io ad andare in coma cardiorespiratorio

Sul blu tenebra vado in coma cardiocircolatorio...
Mia moglie la prende, le batte le spalle... lei ansima. Io pure. Ad un certo punto lei piange. Io pure. Torna al seno della mamma... io svengo. Credetemi, si può diventare papà mille volte ma le paure sono sempre le stesse. Altra peculiarità di Matilde è il pianto. Rispetto alla sorella che dosava il pianto con molta parsimonia, lei lo dispensa con grande passione. Nessuno può rimanere indifferente. Ha un livello in termini di volume incredibile. Si riesce a far sentire a centinaia di metri di distanza. Poi come ogni buon neonato è dotato di sensore mamma. Ad ogni allontanamento corrisponde un pianto forte e continuo. E, credetemi, alle volte manco We shall overcome ci può... Alle volte penso che nel suo futuro ci sarà sicuramente la musica e il canto. Alle volte ho l'impressione provi anche a modulare quel pianto. Vedremo... e sentiremo, soprattutto. Matilde è comunque una bimba adorabile che amo con sempre maggiore intensità.  Ci avviciniamo al primo mese... e più la guardo più penso che i figli siano un vero miracolo. A partire dal fatto che ti rendi conto di come sia possibile dividere l'Amore, quello vero. Quando ero piccolo pensavo che la risposta dei miei genitori su chi volessero bene di più tra me e mio fratello fosse solo una bugia. Non si possono volere due persone allo stesso modo, replicavo. Io mi sentivo quello più amato. In realtà oggi mi rendo conto che le cose stanno diversamente. I figli si amano allo stesso modo. Siamo di fronte ad un amore con l'A maiuscola. Quello fatto di donazione e dedizione totale. Senza differenze. Loro sono parte di me. Anzi sono entrambe il mio cuore che mi cammina davanti... :-)

Il micio durante la diretta su Tgs
Ps. Rosa Maria ha imparato a mettermi in tasca pupazzi, fermacapelli, pettini per bambole... di tutto e di più. Alle volte mi avvisa e mi raccomanda: "Per favore papà tienilo per ricordarti di me". Altre volte va silenziosa in camera da letto e sistema il tutto in tasca a mia insaputa. Quando mi va bene non c'è il temibilissimo pongo. Ultimo lascito domenica sera. Mi trovavo in studio per la diretta di Tgs Studio Stadio. Metto le mani in tasca e trovo un delizioso gattino. Gli sguardi più attenti hanno notato che per il resto della serata quel gattino è rimasto sulla mia carpetta. Non sono scaramantico o superstizioso. Tuttavia mi ha fatto sorridere il fatto che all'arrivo del micetto il Palermo ha segnato per ben due volte. Vedremo cosa accadrà sabato... altra partita, altra trasmissione.


mercoledì 12 settembre 2018

VIDEO. Il nostro primo giorno di scuola con Rosa Maria

20:27 1 Comments

In questo scatto c'è la mia bella famigliola. E' la foto ricordo del primo giorno di scuola di Rosa Maria. Sì, lo so che è difficile da legare quanto ho appena scritto con l'istantanea pubblicata. Vi chiederete: ma che fine hanno fatto le piccoline?

Beh, questi siamo noi. Un po' con la testa per aria, con la fotocamera del telefonino in movimento durante lo scatto e la convinzione che la foto sia comunque venuta bene e non ci sia bisogno di controllarla. Rosa Maria si trova in basso alla destra della foto (fuori il riquadro, of course) e Matilde nel cestone. Eravamo appena scesi dall'auto con la più piccola che piangeva ininterrottamente per il latte e Rosa che chiedeva rassicurazioni sulla destinazione. Un po' nella follia mattutina davanti al cancello della scuola.

A dire il vero questo è il secondo anno di asilo per Rosa Maria. Ma per noi è come se fosse sempre la prima volta. Una esperienza particolare. Già da qualche giorno ci stiamo preparando all'evento. Il rientro a scuola è sempre traumatico. Se a questo si aggiunge un discorso genetico il pasticcio è fatto. Se da una parte Alessandra è stata un alunna modello, dall'altra parte ci sono io che non riuscivo a stare in classe. All'asilo mi hanno dovuto ritirare da due istituti, alle elementari hanno dovuto combattere con i tentativi di fuga... Attenzione, non andavo male, anzi. Riuscivo e anche bene. Ero sveglio e intelligente. Più in là pubblicherò qualche mia pagellina dei tempi che furono. La cosa che mi faceva star male era l'imposizione di un luogo e/o istituzione. Se mi si chiedeva qualcosa motivandola la eseguivo, se mi si imponeva qualcosa senza ragione alcuna soffrivo. Di certi episodi ho ricordi abbastanza nitidi... Ovviamente stacco qui con il mio diario interiore. Magari ve ne parlerò in seguito.

Detto questo Rosa sembra avere ereditato da me questo lato del carattere. O almeno in parte. Per cui tremo... In ogni caso Alessandra  ha comprato lo zainetto e le ha ricamato il nome sulla parte alta. Rosa è stata immediatamente felice e orgogliosa di questo dono. Talmente felice e orgogliosa che per quasi una settimana ha portato sulle spalle (notti escluse) questo zainetto. Lo ha mostrato a chiunque venisse a casa nostra. All'interno ha messo di tutto e di più. 

Noi, contenti di questo inaspettato entusiasmo, abbiamo cercato di costruire l'attesa del primo giorno di scuola poggiando il tutto sullo zaino. "Ma che bello questo zaino per andare a scuola...". "Ma che comodo questo zaino per mettere la merendina e qualche giocattolino da portare a scuola". "Ma che bello questo zainetto con il tuo nome, chissà che diranno i compagnetti di scuola". "Ma che bello marcondirondirondello". Insomma una sorta di training autogeno per convincere della buona pratica scolastica. Alla fine dopo tanto attendere, Rosa più che lo zaino ha privilegiato un delizioso panierino. Al suo interno? Una pregiatissima selezione di eleganti teiere in latta, tazze da the, da cappuccino, tisaniere... il motivo è presto detto: "Papà oggi è il primo giorno di scuola e io devo preparare una festa per i miei compagni di scuola. Poi c'è pure il mio fidanzatino...".


Ho sorriso dissimulando abilmente il momento di scompenso. "Va bene amore, sta attenta a non perdere nulla". Poi ho ripetuto una ventina di volte la parola "fidanzatino". Il silenzio ha preso possesso di me. Sarà un errore di pronuncia di Rosa Maria. Ma figurati Giovanni, ripetevo tra me e me, come può sapere questo scricciolo indifeso cosa significhi la parola fidanzatino... Non può mai saperlo. Glielo chiedo? No. Meglio non prendere l'argomento. Potrebbe interessarle la cosa... Prendo con me Rosa Maria mentre Alessandra si dedica a Matilde. Partiamo con la vestizione. Tempi record che neanche Fantozzi con l'autobus preso al volo. Siamo così  sul pianerottolo. Da qui parte il nostro video del primo giorno. Buona visione


martedì 11 settembre 2018

VIDEO. La ninna nanna pacifista delle mie figlie... hippy

23:27 2 Comments

Sono le 22.38. Le mie piccoline - moglie inclusa - dormono beatamente. Io sono da solo in soggiorno. Ho appena finito di sistemare casa e mi godo la luce soffusa del lume e il silenzio che domina sul mio quartiere. Al di là della finestra osservo la gente che, man mano, va spegnendo casa. Seguo la loro avanzata verso la camera da letto. Li immagino andare a nanna. Chi magari è stanco per una giornata di duro lavoro e chi, invece, il lavoro lo cerca. Chi è "nato stanco" e si guarda la tv a letto e chi continua ad occuparsi delle faccende domestiche.
Spesso nella confusione e nel tran tran quotidiano passano di mente tante cose. Altre le si danno per scontate. In realtà molto intorno a noi è dono. Per il lavoro che faccio giro tanto e incontro diverse persone. E' lì, nel confronto e nello scambio di parole e sguardi, che ti rendi conto di quanto bene siamo circondati. E il mio grazie va a Dio.
Ma torniamo al nostro diario di famiglia. Stasera abbiamo ricevuto una lettera in cui nello spazio del destinatario compariva il nome di Matilde. Non era il fidanzato (fiuuu) ma lo Stato (ahhhhhh). Sì, ci è arrivato con una puntualità Svizzera il codice fiscale. Non vi nascondo che mi ha emozionato questa cosa. Leggere il nome di questo esserino minuscolo in una lettera mi ha dato l'idea di come si sia allargata la mia famiglia. Siamo in quattro... che cosa meravigliosa.


Oggi, tuttavia, non mi voglio soffermare su questa lettera - cosa possiamo dire attorno ad un codice fiscale? - ma su un altro aspetto per nulla secondario. Le ninna nanne. Come già scritto in più occasioni, amo la musica. Quindi spesso invento la ninna nanna. Sia la parte musicale che quella legata alle parole. Sono delle vere e proprie jam session creative che prendono forma in rime e strofe davvero improbabili e dai risvolti anche horror.

Bi e Bo
Bi e Bo 
La mia bimba a chi la do?
La darò all'orso nero 
che la mangia per intero...
La darò in pasto al lupo 
che la mangia in un dirupo

Mentre canticchio sorrido... Mi perdoneranno le mie figlie appena cresceranno? Non lo so, ma intanto vado avanti confidando nel loro buon cuore. Sia Rosa che Matilde hanno sperimentato il potere calmante del mio braccio. Una sorta di magnetismo le tiene ancorate con il pancino all'ingiù. Fame, colichette, ruttino... chi più ne ha più ne metta. Tutto sul braccio di papà passa miracolosamente e anche in fretta. Alle volte, tuttavia, per evitare di rimanere con il braccio paralizzato per la postura fissa bisogna fare in modo che l'aver placato il pianto della piccolina muti presto in sonno profondo. Questo mi consente di rimettere quel batuffolino nel cestone o nella culletta.
Come addormentarle?
Io ho sperimentato già con Rosa We shall overcome, una canzone di protesta pacifista che è diventato un inno del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti d'America.
I lavoratori agricoli cantarono la canzone in spagnolo durante gli scioperi e i boicottaggi della vendemmia alla fine degli anni '60. La versione galiziana "Venceremos nós" è stata l'inno del movimento studentesco contro la dittatura all'Università di Santiago di Compostela negli anni 1967-68. La canzone fu poi utilizzata anche in Sudafrica durante gli ultimi anni del movimento anti-apartheid. In India, la traduzione letterale in hindi "Hum Honge Kaamyab / Ek Din" divenne una canzone patriottica negli anni '80 e cantata ancora oggi. (da wikipedia)
Posso dire che, al di là di tutto, questa canzone le calma. Non so quali effetti sortirà poi a livello inconscio. So che le cose belle possono portare solo bellezza. E in questo mondo affollato di brutture spero che possano le mie figlie, insieme ad altre persone di buona volontà, riportare luce e armonia. Perché, cara Rosa e Matilde, noi vinceremo un giorno. Oh, in fondo al mio cuore io ci credo (fermamente). Noi vinceremo un giorno...

giovedì 6 settembre 2018

La prima visita dal pediatra e l'animo ispanico

17:33 2 Comments

In sala d'attesa Alessandra controlla tutti i documenti

Sono passati dieci giorni dalla nascita e Matilde Maria vive le sue giornate in perfetta simbiosi con Alessandra. Sta tra le sue braccia per l'allattamento al seno, per dormire, per stare sveglia, per piangere, per ridere, per l'allattamento al seno, per dormire, per l'allattamento al seno, per piangere, per l'allattamento al seno, per dormire, per stare sveglia e ancora per l'allattamento al seno, per piangere (ogni tanto anche Alessandra, piange per lo sfinimento)... insomma, Matilde e Alessandra sono ormai una entità unica. Se non fosse per gli abiti diversi, alle volte neanche le distinguerei.
Oggi è arrivato il momento fatidico della prima visita dal pediatra, lo stesso di Rosa Maria. Da quasi quattro anni siamo seguiti da lui in modo ineccepibile e, quindi, ci fidiamo davvero tanto. Ma il timore della prima visita resta sempre. Ci sono tutti i valori da considerare: la percentuale di crescita, l'altezza, il peso, il raffronto con il calo fisiologico... Insomma un vero e proprio esame. 
Arriviamo puntuali. 
Alessandra dà uno sguardo ai documenti di Matilde. Parla a voce bassa ripassando tutte le cose da chiedere. L'ammiro. Sistema tutto in raccoglitori plastificati. Un raccoglitore per ogni cosa. Grazie a lei - scusate la digressione - siamo riusciti a ottenere rimborsi o assistenza di prodotti acquistati anni prima. 
Matilde stranamente sta in silenzio dentro il cestone. Forse ha capito... e forse, come il padre, è ipocondriaca e sa già dentro di sè cosa la sta aspettando. Alle ore 9 e 7 minuti arriva il nostro turno. Scambio di saluti e di battute con il dottore. E si comincia con l'anamnesi
La situazione che si viene a creare richiama il clima di un esame universitario misto a interrogatorio in questura. 



Le domande sono continue. Parto, tipologia, tempo... Alessandra è preparatissima. Io, a malapena, so l'orario di nascita. Lei si ricorda la data delle settimane e dei giorni di gravidanza con una precisione che mi disorienta. Ad un certo punto il medico chiede il mio codice fiscale per il modulo sulla privacy... io sono smarrito. Cosa mi sono perso? Perché  dopo quella la raffica di domande siamo arrivati al mio codice fiscale. Su cosa mi ero concentrato di così inutile da perdere il filo del discorso... Bene, dimentico la mia identità. "No hablo tu idioma", avrei voluto rispondere. Ma sto in silenzio. Balbetto un "il mio cod..." e per fortuna viene in soccorso Alessandra. Compila lei il modulo. 
Comincia la visita. Il peso: evvai è aumentato. L'altezza: evvai è aumentata... si passa alle anche. Visita in silenzio. Guardo con la coda dell'occhio i movimenti del medico. Il mio capo è chino sul pavimento. Dopo cinque minuti di silenzio suo e blocco cardiocircolatorio mio, afferma: tutto bene. Stesso copione per la visita al cuoricino, al petto o alle spalle. Dopo questi tre infarti consecutivi da me subiti, a cambiare decisamente il clima, ci pensa la nostra piccola Matilde che si lascia andare ad una sinfonia di bisogni fisiologici. Non solo olfattiva.
E' irrefrenabile. Alessandra cede e scoppia a ridere. Io smarrito non so se far riprendere prima Alessandra o cercare di placare la furia di mia figlia che come una mitragliatrice impazzita dà il meglio di sé. Il pediatra riesce abilmente a dominare la situazione spostandosi con abilità da una parte all'altra. Sono contrario alle Corride, ma i movimenti del medico mi hanno ricordato tanto l'esibizione dei toreri.


La visita continua. Controlliamo orecchie, occhi... tutto bene, ringraziando Dio. Si compilano gli ultimi documenti. E siamo davanti al fatidico momento: la curva di crescita. Il nostro pediatra comincia a fare una serie di calcoli. Io in aritmetica non sono mai stato un praticante. Ci credo... o meglio, posso dirmi un agnostico delle scienze matematiche
In ogni caso, cerco di stare dietro al discorso. Si mettono a confronto i dati relativi all'allattamento al seno e quelli dell'allattamento con latte artificiale. Si parla di grammi. Poi divide il tutto per i giorni. Poi si moltiplica qualcosa per i giorni che sono trascorsi dal parto. Poi prende il peso iniziale, anzi no, quello delle dimissioni, ovvero il famigerato calo fisiologico. Ho scoperto in questa occasione che Matilde aveva perso in due giorni duecento grammi. Guardo Alessandra cercando conforto. Lei ne capisce più di me in termini di calo fisiologico. E' tranquilla. Io no. Mi interrogo se tutti i numeri che mi ero appuntato all'inizio (peso, altezza...) erano più alti o più bassi. Mannaggia a me che avevo detto evvai prima. Dimentico tutto ma ricordo in quel momento il mio codice fiscale. Ormai non è più il mio tempo. Torno a pensare in spagnolo mentre un gruppo di marachi suona nella mia testa Cielito Lindo



"La bambina cresce e anche bene. Di questo passo prendiamo un chilo e mezzo al mese", dice sorridendo il nostro pediatra. Io sorrido. Alessandra è felice. Matilde riprende il suo allattamento. Insomma è andata. Mentre salgo in auto il cestone penso a chi me lo doveva dire che ogni figlio comporta paure, timori, gioie e scoperte sempre nuove... A poco serve l'esperienza in questi casi.
Un'avventura straordinaria quella della vita e dell'essere famiglia. Doni che spesso ci rifiutiamo di accogliere o vivere per paura di non arrivarci o di non essere in grado. Una sfida che forse è il caso di raccogliere al volo. Alla faccia di tutte le paure e di tutte le prese di coscienze collettive. Alla prossima.

sabato 1 settembre 2018

Una settimana di vita, 168 ore di felicità e di Rambo

19:24 3 Comments

Ho una moglie straordinaria. Tranquilli, non mi devo fare perdonare nulla. Il perché di questa affermazione è presto detto. Oltre al fatto che soffre in modo sovraumano il caldo e il sonno durante la gravidanza, in assetto "ordinario" è capace di cose belle e grandi. Oggi, ad esempio, ha organizzato a casa nostra una festicciola con una modalità che merita di essere qui raccontata.
Sette giorni fa nasceva la nostra piccola Matilde. Sette giorni di amore e di scoperte. Non è la prima esperienza di bebè in casa nostra, ma vi assicuro che le cose nuove che accadono ci spiazzano tanto. A maggior ragione che c'è già Rosa Maria. Sperimentiamo, giorno dopo giorno, accenni di gelosia, così come azioni catalizzatrici di attenzioni.
E proprio per questo oggi l'espediente di una festa è stata una scelta azzeccata. A preparare la torta è stata, infatti, Rosa Maria. Una torta all'ananas, un desiderio espresso dal sottoscritto. Buonissima. Un coinvolgimento che ha scatenato la sua gioia. Abbiamo infatti festeggiato la sua prima settimana da sorella maggiore nella festa della prima settimana di Matilde
Un modo per avvicinare le due sorelline. E ritagliarsi ancora più tempo con la mamma. 

Le due straordinarie cuoche di casa Villino
Una porzione della torta all'ananas preparata da Alessandra e Rosa Maria
C'è da dire che Rosa Maria è premurosa e amorevole. Anche, e in questo periodo soprattutto, nei confronti della sorellina. Corre in soccorso quando è tempo di fare il cambio pannolino, così come vigila su di lei quando ci vede "distratti". Il punto è che non sempre è facile dividersi. Rosa Maria sta molto attenta ai tempi che si dedicano alla sorellina e a quelli che si dedicano a lei. Ascolta parole, vezzeggiativi, aggettivi... ode baci sulle tenere guanciotte anche a distanza di chilometri. E così mentre per la mamma l'allattamento giustifica il fatto che Matilde possa stare tra le mani di Alessandra, la stessa cosa non vale per me. Non appena prendo tra le braccia Matilde, lo sguardo di Rosa Maria somiglia molto a quello di Rambo
 
Rosa Maria quando mi vede seduto sul divano con Matilde tra le braccia
Ovviamente al posto di quel pugnale immaginate un altro oggetto contundente che la mia piccola  riesce a ricavare da innocui giocatoli. Questo viene utilizzato con forza e veemenza contro le spalle, le mie. "Papino vuoi un massaggino?", mi chiede con la testa chinata lateralmente con uno strano sorriso sul volto. Alle volte non avrei mai voluto vedere Misery non deve morire... Comincia così a percuotermi. Le dico - sorridendole anch'io - che magari non è il caso di continuare questo pestaggio. Lei comprende. Comprende che è il tempo di colpire anche la testa. Questa volta a mani nude. Il tutto accompagnato da un amorevole: "Papino, sei il mio papino: ti amo". Difficile vedere l'alba dentro l'imbrunire direbbe il mio caro Franco Battiato. Eppure siamo qui, con questa folle famigliola a vivere momenti alle volte esilaranti. Alla prossima.