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domenica 23 settembre 2018

Il saper chiedere scusa...

In molti hanno sognato quella casetta
Parliamo con sincerità. Al di là delle risate e delle situazioni naturalmente comiche, la vita ordinaria in una famiglia con due nanerottoline non è sempre tutta rose e fiori. La casetta del Mulino bianco è una dimensione che, ordinariamente, nelle famiglie si verifica solo in un caso su un miliardo. Appunto, solo nel caso della pubblicità. Poi tutte le famiglie fanno i conti, oltre che con la felicità pura, la gioia e l'amore che solo una famiglia può generare e trasmettere, anche con momenti di scoramento, nervosismo, incomprensioni. Follie e situazioni di difficile gestione. Episodi in cui ci si può ergere a risolutori, così come ad accusatori, a giudici o ad educatori incompresi. Può capitare che, ad esempio, il pianto prenda possesso della figlioletta più piccola per trecentosessantadue ore. Quel pianto parte con una strategica puntualità: alle 23.44. Orario in cui tutti i piani di recupero di sonno arretrato si vanno a fare friggere. Pensavi di avere pianificato tutto alla perfezione: cenetta ad un orario record: ore 19.55 (impensabile a queste latitudini). Sistemazione sul divano per ascolto musica alle 20.33. Corsa al letto per le 21.10. Il tempo di adagiarsi sul cuscino, lo scambio di qualche parolina e, quindi, l'arrivo di Morfeo (il vero trascurato della situazione).  Si socchiudono gli occhi. E... UEEEE, UEEEE, UEEEEE, UEEEE.
Ad alzarsi per prima è Alessandra. Prende la piccola tra le braccia e le fa fare una serie di passeggiate "Bungee jumping"
In pratica, ritmicamente piega in modo elastico le ginocchia per dare quell'effetto molleggiante che dovrebbe placare il pianto della nostra piccola. Guardandola un po' spaesato, ogni tanto mi ricorda il Celentano dei tempi d'oro. Lei imperterrita segue questa scuola che sinceramente non comprendo. L'unica differenza con la mia (una passeggiata con la variante ondulatoria) è che non cambia la modulazione della voce della bambina. Con Alessandra il UEEEE di Matilde diventa UEEEeeeeEEEE.  Detto ciò, comincia la fase critica. Quella delle domande da un milione di dollari. 

Colichette?
Fame?
Colichette?
Forse il caldo?
Colichette?
Forse il latte?
Colichette?
Colichette per il latte?
Colichette per la fame?
Aria nello stomaco?
Colichette per Salvini?
Colichette per i Cinquestelle?
Colichette per il Pd?

Le domande si alternano senza risposta. Una cosa è certa: la piccola ha bisogno di conforto. Il suo pianto è ininterrotto. La cadenza è costante. We Shall Overcome non basta. Ci vuole un intero concerto di Woodstock. I minuti avanzano e sul corridoio è tracciato il solco del passaggio di mamma e papà che alternandosi tra le braccia la piccola cercano di raggiungere il Nirvana. Quando la stanchezza e lo scoramento prende poi il sopravvento può capitare di dire qualche sciocchezza. E il 99 per cento delle volte c'è da dire che capita a noi uomini. Non sempre è facile capire chi ha ragione e chi no. Ma tra madre e padre, sicuramente nei primi mesi, chi può vantare qualche parolina in più è la mamma. 
E così noi uomini/apprendisti papà dobbiamo imparare a chiedere scusa. Perché a quell'essere che sentiamo chiamare mamma 4.890 volte al giorno va il nostro massimo rispetto. Capita che alle volte ci si dimentichi del loro essere anche mogli e donne. E così sbagliamo con i giudizi, con qualche parolina che discredita scelte e opinioni... insomma, sbagliamo, e di grosso.
L'orgoglio, spesso, prende il sopravvento. E nel caos tendiamo a lasciar scivolare tutto nel dimenticatoio. Ma non funziona così. Così come per le cose positive, dobbiamo aver cura dei rapporti e dei ricordi su cui ogni essere umano costruisce emozioni. Dobbiamo avere la forza, noi maschietti, di chiedere scusa e di chiarire subito i nostri errori. Poco importa se ci sentiremo mortificati, e riteniamo di esserlo più del dovuto, ma dobbiamo pensare sempre che quella donna che ha messo alla luce le nostre creaturine è dotata di una forza che noi manco ce la immaginiamo. 

A questo proposito vi suggerisco come lettura un passaggio di un discorso di Papa Francesco rivolto ai fidanzati il 14 febbraio del 2014 in piazza San Pietro:

Alcune settimane fa in questa piazza ho detto che per portare avanti una famiglia è necessario usare tre parole, voglio ripeterlo: permesso, grazie, e scusa. Tre parole chiave: chiediamo “permesso” per non essere invadenti; diciamo “grazie” per l’amore, quante volte al giorno dici grazie a tua moglie e tu a tuo marito, quanti giorni passano senza dire grazie; e l’ultima, “scusa”: tutti sbagliamo e a volte qualcuno si offende nella famiglia e nel matrimonio, e alcune volte volano i piatti, si dicono parole forti, ma il mio consiglio è non finire la giornata senza fare la pace, la pace si rifà ogni giorno in famiglia, e chiedendo scusa si ricomincia di nuovo. Permesso, grazie, scusa» Vivere insieme è un’arte, un cammino paziente, bello e affascinante. Non finisce quando vi siete conquistati l’un l’altro… Anzi, è proprio allora che inizia! Questo cammino di ogni giorno ha delle regole che si possono riassumere in queste tre parole che tu hai detto, parole che ho ripetuto tante volte alle famiglie: permesso - ossia ‘posso’, tu hai detto – grazie, e scusa.

  • “Posso-Permesso?”. E’ la richiesta gentile di poter entrare nella vita di qualcun altro con rispetto e attenzione. Bisogna imparare a chiedere: posso fare questo? Ti piace che facciamo così? Che prendiamo questa iniziativa, che educhiamo così i figli? Vuoi che questa sera usciamo?... Insomma, chiedere permesso significa saper entrare con cortesia nella vita degli altri. Ma sentite bene questo: saper entrare con cortesia nella vita degli altri. E non è facile, non è facile. A volte invece si usano maniere un po’ pesanti, come certi scarponi da montagna! L’amore vero non si impone con durezza e aggressività. Nei Fioretti di san Francesco si trova questa espressione: «Sappi che la cortesia è una delle proprietà di Dio … e la cortesia è sorella della carità, la quale spegne l’odio e conserva l’amore» (Cap. 37). Sì, la cortesia conserva l’amore. E oggi nelle nostre famiglie, nel nostro mondo, spesso violento e arrogante, c’è bisogno di molta più cortesia. E questo può incominciare a casa.

  • “Grazie”. Sembra facile pronunciare questa parola, ma sappiamo che non è così… Però è importante! La insegniamo ai bambini, ma poi la dimentichiamo! La gratitudine è un sentimento importante! Un’anziana, una volta, mi diceva a Buenos Aires: "la gratitudine è un fiore che cresce in terra nobile". E’ necessaria la nobiltà dell’anima perché cresca questo fiore. Ricordate il Vangelo di Luca? Gesù guarisce dieci malati di lebbra e poi solo uno torna indietro a dire grazie a Gesù. E il Signore dice: e gli altri nove dove sono? Questo vale anche per noi: sappiamo ringraziare? Nella vostra relazione, e domani nella vita matrimoniale, è importante tenere viva la coscienza che l’altra persona è un dono di Dio, e ai doni di Dio si dice grazie! E in questo atteggiamento interiore dirsi grazie a vicenda, per ogni cosa. Non è una parola gentile da usare con gli estranei, per essere educati. Bisogna sapersi dire grazie, per andare avanti bene insieme nella vita matrimoniale. 

  • "Scusa”. Nella vita facciamo tanti errori, tanti sbagli. Li facciamo tutti. Ma forse qui c’è qualcuno che non mai ha fatto uno sbaglio? Alzi la mano se c’è qualcuno, lì: una persona che mai ha fatto uno sbaglio? Tutti ne facciamo! Tutti! Forse non c’è giorno in cui non facciamo qualche sbaglio. La Bibbia dice che il più giusto pecca sette volte al giorno. E così noi facciamo sbagli… Ecco allora la necessità di usare questa semplice parola: “scusa”. In genere ciascuno di noi è pronto ad accusare l’altro e a giustificare se stesso. Questo è incominciato dal nostro padre Adamo, quando Dio gli chiede: “Adamo, tu hai mangiato di quel frutto?”. “Io? No! E’ quella che me lo ha dato!”. Accusare l’altro per non dire “scusa”, “perdono”. E’ una storia vecchia! E’ un istinto che sta all’origine di tanti disastri. Impariamo a riconoscere i nostri errori e a chiedere scusa. “Scusa se oggi ho alzato la voce”; “scusa se sono passato senza salutare”; “scusa se ho fatto tardi”, “se questa settimana sono stato così silenzioso”, “se ho parlato troppo senza ascoltare mai”; “scusa mi sono dimenticato”; “scusa ero arrabbiato e me la sono presa con te”… Tanti “scusa” al giorno noi possiamo dire. Anche così cresce una famiglia cristiana. Sappiamo tutti che non esiste la famiglia perfetta, e neppure il marito perfetto, o la moglie perfetta. Non parliamo della suocera perfetta…. Esistiamo noi, peccatori. Gesù, che ci conosce bene, ci insegna un segreto: non finire mai una giornata senza chiedersi perdono, senza che la pace torni nella nostra casa, nella nostra famiglia. E’ abituale litigare tra gli sposi, ma sempre c’è qualcosa, avevamo litigato… Forse vi siete arrabbiati, forse è volato un piatto, ma per favore ricordate questo: mai finire la giornata senza fare la pace! Mai, mai, mai! Questo è un segreto, un segreto per conservare l’amore e per fare la pace. Non è necessario fare un bel discorso… Talvolta un gesto così e… è fatta la pace. Mai finire… perché se tu finisci la giornata senza fare la pace, quello che hai dentro, il giorno dopo è freddo e duro ed è più difficile fare la pace. Ricordate bene: mai finire la giornata senza fare la pace! Se impariamo a chiederci scusa e a perdonarci a vicenda, il matrimonio durerà, andrà avanti. Quando vengono nelle udienze o a Messa qui a Santa Marta gli anziani sposi, che fanno il 50.mo, io faccio la domanda: “Chi ha sopportato chi?” E’ bello questo! Tutti si guardano, mi guardano, e mi dicono: “Tutt’e due!”. E questo è bello! Questa è una bella testimonianza!

(Papa Francesco risponde ai fidanzati 14-02-2014)

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